Il dottor Colosimo spiega i vantaggi della dieta kyminasi

Il mio percorso professionale ha sempre avuto una duplice direzione: da un lato la medicina generale, dall’altro la passione per la biochimica e la patologia clinica. Dopo aver conseguito il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale presso la ASL Roma B e successivamente la specializzazione in Patologia Clinica e Biochimica Clinica all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, ho deciso di tornare nella mia terra d’origine, la Sabina, per integrare le mie competenze con un approccio innovativo: il metodo Kyminasi per il dimagrimento.

Dal 2022 esercito nel Comune di Collevecchio (RI) e, dal 2024, sono abilitato alla prescrizione dei programmi biotecnologici Kyminasi Diet. L'incontro con questa metodologia è stato del tutto inaspettato: sono stato contattato da Biomedic Clinic & Research di Villa Guardia (CO), che mi ha proposto di approfondire questa tecnologia. Dopo un esame abilitante e tre giornate di formazione intensiva, ho deciso di adottarla nella mia pratica clinica. I risultati osservati nei pazienti sono stati estremamente positivi: dopo una prima fase di scetticismo, molti di loro hanno modificato il proprio stile di vita in modo duraturo, diventando più consapevoli e attenti alla propria salute.

Il dispositivo utilizzato è di classe 1, simile a una piccola “moneta” adesiva che si applica sotto l’ombelico. Funziona grazie al calore corporeo, che attiva l’emissione di messaggi biofrequenziali rivolti alle cellule. Questi segnali, trasmessi come onde elettromagnetiche codificate, guidano l’organismo a correggere alcuni processi metabolici e a riequilibrare il sistema ormonale, aiutando a prevenire disturbi legati all’invecchiamento e all’accumulo di grasso.

Il protocollo non si limita al dispositivo: è previsto anche un piano alimentare altamente personalizzato, volto a escludere nutrienti che potrebbero alterare l’equilibrio dell’organismo. In alcuni casi si evitano alimenti contenenti nickel, glutine, lattosio, uova, proteine del latte o carboidrati eccessivi. La dieta è strutturata in fasi: la prima è più restrittiva, focalizzata su pesce magro, frutta e verdura; successivamente si reintroducono progressivamente cibi come bresaola, pesce grasso, olio extravergine d’oliva, uova e, solo in una fase avanzata, tutti i tipi di carne. Alla quinta fase si valutano i risultati raggiunti: se il paziente ha superato eventuali alterazioni metaboliche, si può procedere alla reintroduzione di altri alimenti come pasta, riso e parmigiano.

In caso contrario, si prevede una fase di “riparazione” di due settimane o la ripetizione del ciclo. Al completamento della fase 5, si può accedere alla fase finale, che consente di reintegrare ogni tipo di alimento seguendo la regola dei “5 pasti sgarro”: tre piccoli (come cappuccino o gelato) e due più abbondanti (come un primo piatto con secondo, un bicchiere di vino o un dolce). Se tutto procede bene, il paziente entra nella fase di stabilizzazione: il dispositivo continua ad essere utilizzato, ma la regola degli sgarri non è più vincolante.

I benefici del programma non si limitano al dimagrimento. L’obiettivo più ampio è quello di supportare il benessere globale e prevenire l’insorgenza di patologie, promuovendo una salute duratura attraverso l’equilibrio ormonale e metabolico. Le indicazioni fornite durante il percorso includono anche suggerimenti pratici: leggere con attenzione le etichette, evitare alimenti industriali con additivi nascosti, cucinare con cura, valorizzare la lentezza nel pasto e la consapevolezza durante la masticazione.

Uno degli aspetti più interessanti è la precisione con cui viene affrontata ogni fase. Il metodo fornisce materiale informativo dettagliato, dal controllo degli ingredienti all’eliminazione di elementi insospettabili come il caramello presente nell’aceto balsamico. Le persone inizialmente si sentono travolte dalle novità, ma poi apprezzano la chiarezza e l’organizzazione.

Personalmente, ho avuto modo di presentare i vantaggi di questo approccio in vari convegni e incontri formativi. Spero ora di poter condividere questo percorso con pazienti provenienti non solo dalla Sabina e dalla provincia di Roma, ma anche da Terni e Viterbo. Il metodo Kyminasi sta ottenendo un crescente riconoscimento in tutta Italia e ritengo che presto anche il Servizio Sanitario Nazionale dovrà prenderne atto, vista l’evidenza dei risultati ottenuti in termini di salute e benessere.

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